RICORDI...
 
     
 

 

MONGOLIA: NELLE STEPPE DI GENGIS KHAN

           “Oceano di steppe desolate e deserti di venti,
            Foreste secolari e alte montagne innevate,
            La Mongolia si offre incontaminata all’occhio del viaggiatore

            Su questa terra di orizzonti senza confini,
            Il vento delle pianure si mescola col blu del cielo
            Per creare delle pitture impressionistiche

            Fuggitivo come la luce è il passaggio del cavaliere sulla pista,
            Effimera è la stabilità della iurta nel cuore della collina
            La Mongolia si merita... e lascia scoprire il suo splendore...
            Piano piano...passo dopo passo
            Secondo gli incontri e i capricci del suo clima”

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MONGOLIA: ALLA RICERCA DEGLI UOMINI RENNA

Prima colpisce l'immensità poi il silenzio e infine questi occhi a mandorla ridotti a semplici fessure per meglio apprezzare le distanze in quell' oceano che muta a seconda dei capricci del tempo. Siamo di ritorno nel paese di Gengis Khan alla ricerca degli uomini renna. Ma prima d'incontrarli abbiamo un importante appuntamento…

Il tamburo rimbomba nella piccola capanna di legno dove regna l'oscurità, la cerimonia sta per iniziare, il grande sciamano di Tsaagan Nur Sun...

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MONGOLIA: SI PARTE!!!!

Con un’ora di ritardo da casa… traffico fermo sull’autostrada che porta alla Malpensa, insomma nulla ci sarà risparmiato in quel giorno di partenza. Con qualche effrazione al codice stradale arriviamo da mia cugina per lasciarle la machina e correre come fulmini all’aeroporto. Ci siamo e  miracolo i nostri 45 kili fanno solo 43.8 sulla loro bilancia! Certo Angelo,...

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MONGOLIA : IL VOLO DELL'AQUILA …

Dalla notte dei tempi si sa dell’esistenza del mal d’Africa ma pochi sanno della nostalgia delle steppe mongole. Qual’è quel sentimento sorto da cosi lontano che vela i nostri sguardi di questa malinconia alla sua sola invocazione? Da dove viene? Magari quei cavalieri che devastarono l’Europa accompagnati dal rumore infernale dei loro zoccoli hanno lasciato nelle nostre vene i loro geni?

È fisico, è cosi forte questa sensazione risentita dal più profondo del nostro essere davanti all’immensità, davanti a questo mare verde infinito, cosi simile però cosi diverso ad ogni onda che viene morire sulla landa. Qui nessun movimento violento soltanto quando Salik*  si diverte a giocare con i fili d’erba, sorgente di vita per i cavalli e i greggi dei nomadi, un lento e grazioso movimento fa ondeggiare  quel tappeto verde dove si mischiano le armonie del morin khur, il violino a testa di cavallo del popolo mongolo.

Per la terza volta i nostri passi calpestano quella terra magica… quella steppa che sa cosi bene vestirci di infinite emozioni...

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MONGOLIA : LA MIGRAZIONE DELLE RENNE…

Questo viaggio, l’avevo sognato parecchie volte e l'avevo preparato in silenzio perché volevo che la sorpresa fosse totale, le parole dette a voce troppo alta possono sminuire i sogni più folli.
Cosi,  come quella mattina di 7 anni fa, con le stesse guide e Gengis Khan, il cavallo bianco al quale avevo messo dei fiori sulla sua criniera selvaggia e che avevo nutrito dolcemente mentre,  avvicinandomi, mi faceva credere che si fosse annoiato delle mie carezze, partimmo all’assalto della taiga e delle montagne. La paura si univa alla speranza  di arrivare per tempo da una famiglia Tsaatan per partire con lei e le sue renne verso l’accampamento autunnale. Questa folle speranza martellava la mia testa. È la qualità dell’erba, dei licheni e dei muschi a decidere le numerose migrazioni dell'anno, e anche la data del nostro arrivo dipendeva dalle renne. Bastava solo che le renne fossero dalla nostra parte!

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MONGOLIA : I CAMMELLI CHE BALLANO CON IL DESERTO

L’aereo atterra silenziosamente sulla pista dopo avere sorvolato delle steppe immacolate. Sulle sue ali, tu Gengis Khan, che coccoli le nostre notti, intrattieni da diversi mesi i nostri sogni, ci accompagni nel nostro quinto viaggio sulle tue terre.
Meno 25! Un freddo piccante sfonda i nostri polmoni, punge le nostre guance  pietrificandoci. L’aria pura nel cielo cosi blu pare sospesa, palpabile al punto di avere voglia a prenderla fra le proprie mani,  di aspirarla con grandi apnee riempiendosi i polmoni e di voler ingoiarla. Sotto la morsa mordente del freddo, Ulan Bator pare più triste nello svegliarsi a fatica. Alcune delle sue piaghe, delle sue ferite così difficili a guarire dopo tanti anni di pericolo rosso, sembrano essere state spazzate via dal vento di rinascita che soffia sul suo popolo. Ma  saprà fare le scelte giuste, perché fra le sue nuove boutique di lusso e i lasciati per strada, Ulan Bator, si modernizzi troppo in fretta?

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